Mineo ricorda il suo cantore

 

 

 

 

 

Maria Enza Giannetto - Blu Media (www.blumedia.info) - 9 maggio 2009 

 

L'omaggio della cittadina etnea al suo Giuseppe Bonaviri, lo scrittore e poeta, scomparso il 21 marzo scorso. Tradotto in 20 lingue e più volte nominato al Nobel, con il suo realismo magico, fece conoscere la sua Sicilia al mondo intero

 

 

«Come altre volte ho detto, Mineo, il mio paese, in provincia di Catania, ha sempre favorito la nascita di poeti e pensatori tra contadini e artigiani: per tradizione, per clima, aure, venti, fasce elettromagnetiche terrestri, lunari, solari, metabolizzati per fantasiose spirali di acidi desossiribonucleici...»,  così Giuseppe Bonaviri parlava del suo paese natale in “Follia” (Società di Storia Patria per la Sicilia orientale, Catania 1976). Un paese amato, sognato, decantato e mai abbandonato, neanche quando, trasferitosi a Frosinone per la sua professione di medico, non ci tornò che raramente. Quella stessa Mineo rende ora omaggio allo scrittore, scomparso il 21 marzo scorso a 84 anni, con un’importante manifestazione “Ricordo di Giuseppe Bonaviri” che si è tenuta sabato 9 maggio, all’Auditorium Giovanni Paolo II, promossa dalla Fondazione Bonaviri con il patrocinio del Comune di Mineo.  

Un tributo della cittadina etnea a uno dei suoi cittadini più illustri, che con i suoi romanzi e le sue poesie l’ha fatta conoscere a tutto il mondo. Bonaviri, infatti, da anni nella rosa dei candidati al Nobel, tradotto in oltre venti lingue, è senza dubbio fra i più apprezzati autori contemporanei all’estero.
Nato a Mineo l'11 luglio 1924, primo dei cinque figli di don Nanè, sarto, e di donna Giuseppina Casaccio, casalinga, lo scrittore frequentò le scuole a Mineo, alimentando la sua passione poetica con l'atmosfera magica che aleggiava intorno a una pietra, detta della poesia, che si trovava presso Camuti (altopiano famoso per il suo villaggio preistorico). Intorno alla quale, fino alla fine del 1850, prima dell’Unità d'Italia, si riunivano numerosi poeti provenienti da ogni parte della Sicilia, per gareggiare scrivendo e recitando versi.
Dopo la laurea, nel 1949, in Medicina all’Università di Catania, svolge il servizio di leva come sottotenente medico a Casale Monferrato, dove scrive il suo primo romanzo, “Il sarto della strada lunga”, che è anche quello a cui Bonaviri è più legato.  Il romanzo ottiene grande approvazione da parte di Elio Vittorini e viene pubblicato nel 1954 da Einaudi nella nuova collana "I gettoni".
Trasferitosi a Frosinone, lavora come medico cardiologo, cercando di conciliare la sua attività professionale con la scrittura e pubblicando numerosi romanzi nei quali rappresenta il piccolo mondo di Mineo, sempre attento a cogliere la dimensione magica e arcaica della natura: “Il fiume di pietra” nel 1964, “Notti sull'altura” nel 1971, “L'enorme tempo” nel 1976, “Novelle saracene” nel 1980, “L'incominciamento” nel 1983, “È un rosseggiar di peschi e d'albicocchi” nel 1986, “Ghigò” nel 1990, “Il vicolo blu” nel 2003. Bonaviri ha anche pubblicato raccolte di poesie: “Il dire celeste” nel 1976, “O corpo sospiroso” nel 1982, “L'asprura” nel 1986, “I cavalli lunari” nel 2004. Nonché un’”Ode” che è stata poi musicata da Ennio Morricone per l’inaugurazione del Conservatorio di Frosinone.
Nel 2006 ha pubblicato “Autobiografia in do minore”. Nel 2007 si è raccontato nel documentario “Bonaviri ritratto” di Massimiliano Perrotta  (la foto in apertura risale proprio a quella presentazione, al Cinema Trevi di Roma, dove Bonaviri è seduto tra Ennio Morricone e Sarah Muscarà Zappulla).
Scrittore fortemente radicato nella cultura e nella tradizione della sua terra d’origine, Bonaviri ha saputo fondere nei suoi romanzi l’osservazione della realtà (e della natura) con la sublimazione della stessa, attraverso un’incessante ricerca di elementi magici; un connubio fra la quotidianità del vivere e il mistero dell’esistenza che caratterizza la sua opera e la sua vita.  
 
Dopo la laurea honoris causa, la cittadinanza onoraria e il Premio Mediterraneo per la Cultura, l’amata Isola, costantemente cantata nell’opera sua, torna, a poco più di un mese dalla morte, a tributargli l’ennesimo omaggio.  Dopo il saluto del presidente della Fondazione, l’attuale sindaco di Mineo Giuseppe Castania, durante la giornata, interverranno Nino Amante (giornalista RAI), Maria Attanasio (scrittrice), Massimo Maugeri (scrittore), Agrippino Pietrasanta (critico letterario) e Domenico Trischitta (scrittore). Coordinerà Sarah Zappulla Muscarà (vicepresidente Comitato scientifico Fondazione Bonaviri), che ha curato “La ragazza di Casalmonferrato”, l’ultimo romanzo dello scrittore, appena edito da La Cantinella, con un ricco inserto fotografico e un’affascinante cronologia che restituisce fra l’altro le vicende editoriali intercorse con Elio Vittorini, Natalia Ginzburg, Italo Calvino.
«Si tratta - spiega Sarah Zappulla Muscarà - di un romanzo particolarmente caro allo scrittore, scaturito da un amore giovanile, che si colloca in una stagione fondamentale per Giuseppe Bonaviri, quella della partenza da Mineo, il paese natio, in provincia di Catania, per il servizio militare, dei primi viaggi al di là dello Stretto, delle prime esperienze significative, dei primi incontri con scrittori quali Elio Vittorini, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, dei primi traguardi letterari, dell’intrecciarsi di due tormentate, conflittuali relazioni sentimentali. Un romanzo rimasto a lungo nel cassetto finché, grazie all’affettuosissima, profonda amicizia della moglie Lina, pittrice e poetessa, che, mettendo finalmente a tacere l’antica, mai sopita gelosia, ce ne ha fatto dono, ha visto finalmente la luce».
Durante la giornata saranno letti brani tratti dall’opera del mineolo dall’attore-regista Gianni Salvo. Saranno presenti numerose autorità e personalità del mondo della cultura, che si incontreranno per celebrare quel cantore che di Mineo ha saputo fare “l’ombelico del mondo”. Ispirazione e paesaggio letterario di gran parte dell'opera di Giuseppe Bonaviri, Mineo è, infatti, stata protagonista tra passato e futuro, attraverso le parole dello scrittore, di quel territorio di pastori e contadini e poeti. Un vero e proprio universo letterario originale e particolarissimo quello che emerge dalle pagine bonaviriane, come spiega Sarah Zappulla Muscarà «Muovendo da Mineo, definito “Parnaso siculo” poiché nell’altipiano di Carnuti esiste una pietra che la leggenda vuole ispiratrice di energie poetiche, topos sacro, «speculum mundi», l’«omfalos» dei greci, con la visione cosmica che gli è congeniale, Bonaviri fonde la realtà con un mosaico di sogni dove l’ombrosità esistenziale si stempera nei ricordi del padre don Nane e della madre, donna Pape Casaccio, dei valori etici ed affettivi forti».
 
«Dal realismo magico delle origini al favoloso - continua - all’elegiaco al picaresco, al dionisiaco, al drammatico, al surreale, Bonaviri intona un canto alla terra-madre nel quale sono evocati l’Ellade e il mondo saraceno, il variopinto e gioioso palcoscenico dell’opera dei pupi e quello umbratile e tenace degli uomini comuni. Scrittore straordinario nella sua unicità, uomo di scienza dotato di habitus pragmatico e fanciullo in grado di percepire le segrete energie della natura e il tenue alitare delle cose, arroccato alle memorie del nato luogo e insieme proiettato verso una dimensione panica, Giuseppe Bonaviri esorcizza la morte, “asprura nera”, valicando le barriere del tempo e dello spazio, sublimando la materia».

 

 

 

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