Expo
Ilaria Mulè - Indipens (www.indipens.com) - gennaio 2002
Con Expo Massimiliano Perrotta, al suo terzo cortometraggio, ci propone un giallo metafisico. Costruisce in 8 minuti e 40 secondi un’atmosfera di sottile inquietudine fatta di una tenue
traccia narrativa, sospensione di senso e ricerca di possibili significati a motivare sguardi indagatori, corse, appuntamenti nella notte. Una giovane donna guarda dalla finestra, osserva cosa
avviene nelle stanze illuminate di un paio di appartamenti nel palazzo di fronte. Pochi secondi dopo, è lei a essere inquadrata mentre sta con gli occhi fissi, rapita da un interesse voyeuristico
che stavolta la vede oggetto in prima persona della stessa curiosità. Insistiti campo/controcampo si alternano a brevi momenti di una corsa che finisce davanti al suo citofono. A cercarla è
Claudio, in fuga da qualcuno o qualcosa, braccato da un’ansia kafkiana, che sembra fisicamente concretizzarsi un secondo prima della dissolvenza in nero che lo inghiotte. La musica noise che la
protagonista ascolta alle cuffie, in soggettiva sonora, è interrotta dal silenzio dell’inseguimento che avviene per strada. Oltre ai veloci scarti tra primo piano, dettaglio, figura intera, sono
i suoni o la loro assenza a fungere da raccordo, a dare il termometro emotivo di situazioni in cui la chiave di volta rimane nascosta fino alla fine. Tra le colonne del Palazzo delle Esposizioni
di Roma, l’incontro finale dei due, accomunati dalla stessa ossessione. Ma per chi? Cos’è che non si può schivare? Che è presente ma sfugge all’evidenza visiva? La cui assenza invadente costringe
a cercare scampo?
Il Palazzo è inquadrato di notte, con una via Nazionale deserta. Più che un omaggio al monumento, questo luogo è il pretesto per uno scenario alla De Chirico, in cui la presenza umana è ridotta a
meccanismo sconfitto e attonito, bloccato all’interno di una scacchiera di incongruenze (condizione questa che viene sottolineata da una recitazione fortemente antinaturalistica). Durante la
rievocazione visiva della fuga di Claudio compaiono alcuni oggetti con una valenza simbolica, che ha visto o a cui pensa, tracce sparse di un possibile itinerario “ermeneutico”: momenti di
visioni surreali che si inseriscono in uno stile realistico, fermo, ma allusivo di contenuti che chiedono di andare oltre ciò che viene mostrato o detto.
Stilisticamente, un certo classicismo attento a simmetrie e geometrie interne all’immagine si apre a una serie di contaminazioni. Nelle sequenze iniziali uno schema preciso racchiude le sagome,
incorniciate dai pannelli rettangolari delle persiane, delle porte, da sottili inferriate; ma quest’ordine occlusivo si accende di un colorismo esasperato di gusto espressionista, lo stesso che
ritorna nella scena del pub dove lo zigzagare della telecamera si affaccia su un rosso-arancio sfocato che avvolge tutto: boccali di birra, tavolini, persiane. Expo vive soprattutto di ritmi
interni, di lunghe pause senza parole, di calma apparente. Nonostante la perfetta leggibilità, le immagini parlano un linguaggio poco decifrabile, a scioglimento finale incerto.
massimiliano perrotta