Giuseppe Bonaviri e l'ultima Sicilia magica
Palmira Mancuso - Liberamessina.it (www.liberamessina.it) - 24 marzo 2009
Quando il mio amico regista Nicola Calì mi regalò il "Sarto della strada lunga", non conoscevo Giuseppe Bonaviri. Ne rimasi incantata, sconcertata dal quella bellezza semplice e totale. Gli trovai posto tra i libri di quella generazione di grandi scrittori siciliani di cui si sente la mancanza oltre che la necessità. Durante la mia permanenza a Roma ho poi incontrato un giovane regista teatrale, Massimiliano Perrotta di Mineo. Lui ci teneva tanto a sottolineare la sua provenienza, lo stesso piccolo paese in provincia di Catania dove nacque Giuseppe Bonaviri. E' a questo giovane che Bonaviri molto generosamente ha concesso la sua eredità di pensieri, le sue ultime riflessioni racchiuse in un documento filmato che in quell'occasione ho recensito per la rivista Quaderni Radicali e che vi ripropongo, come personale omaggio a questo sensibile ed umile scrittore e poeta siciliano.
"Sensibile, schivo, poeticamente distante dal clamore del successo editoriale, immerso nella vita reale e fantastica della scrittura: Giuseppe Bonaviri è uno degli ultimi grandi narratori della
Sicilia letteraria. Più volte candidato al Nobel, senza mai raggiungere un traguardo forse più importante per i suoi studiosi che per se stesso, l'ottantatreenne Bonaviri è stato protagonista di
una giornata a lui dedicata dal Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla Fondazione a lui intitolata, lo scorso marzo al Cinema Trevi di Roma. Un'occasione speciale, caratterizzata dalla
proiezione del documentario Bonaviri Ritratto, del giovane regista teatrale Massimiliano Perrotta e destinato alla divulgazione dell'opera e della poetica bonaviriana secondo l'intento della
Fondazione presieduta da Giuseppe Castania, sindaco di Mineo, il paese in provincia di Catania, dove Bonaviri ha vissuto fino a 27 anni, prima di trasferirsi definitivamente a Frosinone per
esercitare la professione di cardiologo.
Ispirazione e paesaggio letterario di gran parte dell'opera di Giuseppe Bonaviri, Mineo è stata protagonista tra passato e futuro, attraverso le parole dello scrittore, cantore più dello
stesso compaesano Luigi Capuana, di quel territorio di pastori e contadini e poeti. Le immagini del documentario ci restituiscono un'altra Mineo: dal mitico altopiano di Camuti, topos filosofico
e fisico della poesia, all'odierna fotografia di una piccola cittadina cementificata della provincia siciliana, dove la cultura, alimentata dalla poche risorse economiche ad essa destinate,
rappresenta ancora l'ultima possibilità di riscatto.
Presente all'incontro serale anche il premio Oscar Ennio Morricone, che di recente ha musicato una composizione di Bonaviri, Ode, scritta in occasione dell'inaugurazione del ristrutturato
conservatorio di Frosinone, città che lo ha accolto e dalla quale difficilmente lo scrittore "evade". Non solo oggi che la sua età impone una certa cautela, ma anche anni fa, quando per esempio
("pigrizia" tutta siciliana, che qualcuno definirebbe "lissa") interruppe i contatti con Federico Fellini, che spesso lo invitava a raggiungerlo a Roma, sempre troppo distante per Bonaviri.
Ad omaggiare lo scrittore siciliano anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha indirizzato una lettera affettuosa, letta prima dell'inizio della proiezione. Trenta minuti in
cui il flusso di ricordi dello stesso scrittore si è alternato agli interventi di critici e studiosi, da Walter Mauro a Salvatore Silvano Nigro, da Sarah Zappulla Muscarà a Walter Pedullà. Un
coro di voci che ne hanno tracciato il profilo letterario, dal successo del suo primo libro, Il sarto della strada lunga (Einaudi -1954) con le molteplici edizioni dal Giappone alla Francia, dove
Bonaviri è certamente più conosciuto e riconosciuto che in Italia, all'ultima fase creativa, caratterizzata da L'incredibile storia di un cranio (Sellerio, 2006), Il vicolo Blu(Sellerio 2006) e
Autobiografia in do minore(Manni 2006).
Il realismo magico che pervade la scrittura di Bonaviri lo rende riconoscibile e unico nel panorama letterario contemporaneo, lontano dagli "ismi" e dalle "accademie" che spesso segnano e
decidono la fortuna di scrittori più o meno grandi. Le sue intermittenze del cuore, per dirla con Marcel Proust, sono anche le nostre, sono dell'uomo moderno che si interroga sull'universo che lo
circonda, sulla materia e sulla sua essenza. E sulla storia di cui è figlio."
massimiliano perrotta