''Una notte in Tunisia'': guardando dal bordo del precipizio qualcosa che ''va in gallo''
Maria Lucia Tangorra - Teatro & Spettacolo (www.teatroespettacolo.org) - 2 maggio 2011
Una notte in Tunisia;
Testo di: Vitaliano Trevisan;
Regia: Andrée Ruth Shammah;
Cast: Alessandro Haber, Martino Duane, Pia Lanciotti, Pietro Micci;
«[...] come se bastasse mettere una parrucca e togliersi gli occhiali» - è così che replica il signor X (Alessandro Haber) al piano architettato dalla moglie. Inveisce con orgoglio contro
l'ipotesi di una farsa per tornare in Italia dall'esilio fingendo di non essere lui - «Ma se devo tornare senza essere io/tanto vale rifugiarsi in Argentina/o in Uruguay ho detto/tanto vale
essere qualcun altro fino in fondo/in un altro posto/in un altro/mondo». Sono le frasi lapidarie che il mister X di "Una notte in Tunisia" pronuncia con vigore nonostante la sua partita di poker
con la vita stia volgendo a termine.
Col debutto del 29 marzo scorso al Teatro Franco Parenti di Milano si è conclusa l'attesa verso uno spettacolo di cui si è parlato e scritto tanto (forse troppo) prima ancora che andasse in scena
né tanto meno era possibile leggerne il testo (pubblicato a ridosso della prima nazionale). Oggetto del contendere – e per alcuni di "scandalo" - il fatto che si possa scrivere, produrre e
allestire una pièce dietro cui si cela la figura di Bettino Craxi, leader socialista nel corso della Prima Repubblica. Sicuramente quando si decide di mettere sul palco un uomo politico realmente
esistito si corrono dei rischi primo tra tutti le letture di parte sia per chi lo scrive sia per chi lo "critica". Nel novembre 2008 aveva debuttato "Hammamet", la tragedia diretta e scritta da
Massimiliano Perrotta la cui descrizione dichiarava una presa di posizione: «una rilettura autocritica da sinistra degli anni che portarono alla caduta della prima repubblica, con al centro la
figura di Bettino Craxi, uno dei più significativi e controversi uomini politici del novecento italiano». Partendo dal presupposto che "Una notte in Tunisia" non si pone esplicitamente come
manifesto politico, anzi Andrée Ruth Shammah – curatrice della "messa a fuoco" - ha premuto ed ha lavorato perché si astraesse il protagonista ed i personaggi a lui annessi, non è mia intenzione
dare un giudizio politico (nell'accezione assunta in questi anni da questo termine) perché non ritengo sia questa la sede e ancor più non ritengo fosse nelle intenzioni dell'autore della
drammaturgia, Vitaliano Trevisan.
«[...] anche se io penso che la vita è politica/non è forse così/La famiglia è politica/l'amicizia è politica/tutto è politica/ tra esseri umani/non appena ci si mette in relazione/è subito una
relazione politica/di potere» - X.
Con un linguaggio denso, in cui ogni parola porta il peso di pensieri ed errori umani intrisi della storia personale e nazionale, X legge con lucidità alternata ad impeti incendiati i suoi
scritti memoriali rivolgendosi in forma per lo più monologante a Cecchin (un impeccabile Pietro Micci), il domestico che in questa mise en abîme ha anche la simpatica e non semplice funzione di
impaginare le scene recitando le didascalie in terza persona. Accanto a lui il fratello di X, XX (Martino Duane) e la moglie, interpretata da Pia Lanciotti, brava nel trasmettere al pubblico in
modo composto, ma mai freddo, cosa significhi amare.
Anche se A. R. Shammah ci ricorda giustamente la capacità del teatro di metaforizzare e lei ci prova togliendo alcuni nomi allusivi a personaggi reali e soprattutto i nomi dei figli, rincorrendo
ancor più l'astrazione servendosi dei cieli di Piero Guccione e della composizione originale di Yuval Avital, per chi ha vissuto quegli anni è impossibile non riconoscere Craxi. L'auspicio è che
con il ripetersi delle repliche, ci sia sempre più la possibilità di dar corpo all'ibrido sull'onda di parole puntuali e corpose, forti dei codici che fornisce il teatro.
Trevisan, "allievo" del teatro di crisi del soggetto di Thomas Bernhard, sembra porre al centro l'uomo col suo cancro, simbolo di un marcio che abita una parte dell'individuo, ma possiede anche
una violenza tale da andare al di là del singolo ed infettare il sistema.
«Una cellula apparentemente sana/apparentemente non contaminata/è in realtà corrotta/come se ogni singola cellula serbasse una memoria/collettiva».
Teatro Franco Parenti, Milano – 30 marzo 2011
Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Quirino di Roma dal 10 al 22 maggio 2011
massimiliano perrotta