Omaggio a Giuseppe Bonaviri

 

 

 

 

 

Beatrice Matozzo - WhipArt (www.whipart.it) - 3 aprile 2007

 

Il 17 marzo, al Cinema Trevi di Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Fondazione Giuseppe Bonaviri hanno reso omaggio a uno dei più importanti poeti e scrittori contemporanei, Giuseppe Bonaviri, con il documentario Bonaviri Ritratto realizzato da Massimiliano Perrotta, regista teatrale e cinematografico emergente. Nato da un'idea dello stesso Perrotta, il documentario ripercorre le tappe biografiche dello scrittore attraverso le città di Mineo, luogo natale, Catania, dove ha vissuto durante gli studi di medicina, e Frosinone, dove risiede tuttora.
Nato nel 1924, Bonaviri è una figura di spicco nella scena letteraria italiana e internazionale ed è entrato più volte nella rosa delle segnalazioni al premio Nobel per la letteratura. Poco conosciuto al vasto pubblico a causa del suo carattere schivo e riservato, lo scrittore ha continuato ad esercitare la sua professione di medico cardiologo a Frosinone, coltivando in parallelo la sua passione per la letteratura.
Il suo primo romanzo, Il sarto della stradalunga, ispirato alla figura paterna, destò l'ammirazione di Vittorini, che ne promosse la pubblicazione per Einaudi nel 1954 e disse: «Il valore poetico del romanzo è però in qualcosa di più profondo: nel senso delicatamente cosmico col quale l'autore rappresenta il piccolo mondo paesano su cui c'intrattiene, trovando anche nelle erbe e negli animali, nei sassi, nella polvere, nella luce della luna o del sole, un moto o un grido di partecipazione alle povere peripezie del sarto e dei suoi». Calvino, che fu tra i primi a leggere il romanzo, disse: «è un puro arabesco che parte da un materiale neorealistico ma non lo compone in romanzo, lo arzigogola in un affresco statico e continuo, o in una specie di soliloquio».
Scrittore ritroso e prolifico, Bonaviri sfugge alle facili etichette perché non ha mai avuto un target di riferimento e non si è mai posto il problema del lettore. I suoi scritti partono da un semplice spunto di vita quotidiana e poi liberano la fantasia, fondendo elementi della cultura e della tradizione della sua terra d'origine ed elementi fantastici e magici che la sublimano.
Il documentario mostra una Mineo estiva, solare e calda così come Bonaviri la racconta nei suoi scritti, in cui si alternano immagini dei luoghi più rappresentativi della sua infanzia, come la stradalunga del primo romanzo e il fascinoso altopiano di Camuti con la pietra dei poeti dove i giovani si riunivano per decantare i loro versi. Nella casa di Frosinone, lo scrittore racconta alla telecamera di Perrotta i momenti della sua infanzia, della sua famiglia e del legame affettivo con la sua terra d'origine. Dall'intervista emerge una vena umoristica attraversata da un sottile filo di amarezza che proviene dall'esperienza della guerra e della povertà. Bonaviri racconta anche della conoscenza e dello scambio di lettere con il regista Federico Fellini intorno agli anni 80. Un amico comune aveva voluto metterli in contatto nella speranza che il mondo similmente fantastico dei due artisti si sarebbe potuto fondere in un progetto unico. Sia Fellini nel cinema, sia Bonaviri nella letteratura, partano da uno spunto di vita semplice per poi liberare la loro immaginazione. Ma l'appartato scrittore, estraneo al mondo di Cinecittà, sempre ritroso ad allontanarsi dalla propria casa, ha finito per declinare sempre gli inviti del regista, come ammette candidamente nel corso dell'intervista.
Oltre ai racconti dello scrittore, il documentario contiene le testimonianze di esponenti del mondo culturale italiano. Il presidente della Fondazione Bonaviri, nonché Sindaco di Mineo, racconta l'impegno per valorizzare l'opera dello scrittore e per tramandare ai posteri il suo legame con la città natale; il critico Walter Pedullà e la prof. Sarah Zappulla Muscarà (Vice Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione) tentano di tracciarne un profilo, pur nella consapevolezza che lo scrittore sfugge ad ogni tipo di definizione; il compositore premio Oscar Ennio Morricone racconta invece il suo incontro con lo scrittore avvenuto quando, in occasione dell'inaugurazione del Corservatorio di Frosinone appena ristrutturato, gli era stata commissionata un'opera musicale su una lirica scritta da Bonaviri. Durante il film, alla voce fuori campo dell'attore Marco Castelli viene affidata la lettura di alcuni brani tra i più significativi dello scrittore.
La sera dell'incontro, nonostante i gravi problemi di salute, Bonaviri ha voluto assolutamente essere presente per la gioia inaspettata di quanti erano presenti. La serata è stata aperta dalla lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha voluto complimentarsi e fare i suoi auguri per la buona riuscita dell'iniziativa. Ad omaggiare lo scrittore, oltre al regista del documentario, erano presenti in sala il Sindaco di Mineo Giuseppe Castania, il critico Walter Pedullà, la prof. Sarah Zappulla Muscarà, l'attore Marco Castelli e il compositore Ennio Morricone.
Durante la ripresa dell'intervista al Maestro Morricone, questi aveva espresso il rammarico per il Nobel non ancora vinto dallo scrittore paragonando questa situazione alla sua, dal momento che allora neanche lui aveva ancora vinto l'Oscar alla carriera, pur essendo stato considerato per anni ad un passo dal riconoscimento. Questa parte dell'intervista è stata tagliata in virtù degli ultimi sviluppi e la sera dell'incontro il compositore ha espresso l'augurio che a Bonaviri capiti quanto prima la sua stessa sorte con la meritata, sia pur tardiva, assegnazione del premio Nobel.
Tra le opere più recenti dello scrittore, ricordiamo L'incredibile storia di un cranio, Il vicolo Blu e Autobiografia in do minore.
Dal documentario emerge un ritratto autentico dell'umanità di un uomo, prima ancora che scrittore, che, tenutosi lontano dai fasti della gloria e del riconoscimento, ha continuato umilmente a coltivare la sua passione per la letteratura. Il ritratto di Perrotta è un vero attestato di amore e di stima non solo del regista ma di tutti coloro che si sono resi disponibili, permettendone la realizzazione.

 

 

 

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