IL MIO VIAGGIO AD HAMMAMET

 

 

 

 

 

Il Domani d'Italia - gennaio / febbraio 2013

 

Non sono mai stato ad Hammamet.

 
 
Il viaggio cominciò nel 2006 in compagnia del giornalista Mattia Feltri. Avevo molto amato la sua inchiesta Mattia nel terrore apparsa a puntate sul quotidiano Il Foglio. La sua consulenza mi fu di grande aiuto per ricostruire il quadro storico degli anni drammatici in cui la Prima Repubblica rovinosamente cadde. Fu poi la volta dell'attore Roberto Pensa col quale lungamente lavorammo per costruire un Craxi al tempo stesso interiore e riconoscibile. Infine il debutto sulla scena il 25 novembre 2008.
Onore a Renato Giordano, direttore del Teatro Tordinona di Roma, che con entusiasmo ospitò in cartellone la prima di uno spettacolo il cui tema a non pochi destava allora sconcerto.

 
 
Fortunatamente la risposta del pubblico fu sin dal debutto serena: Hammamet non vuole provocare o alimentare polemiche, ma essere un collettivo esercizio di coscienza…

 
 
Essendo un drammaturgo e non uno scrittore politico, del personaggio Craxi m'interessava soprattutto la condizione esistenziale del re detronizzato che prova a mettere ordine tra i frantumi della propria sconfitta per provare a trasformarla in una vittoria postuma…

 
 
Il mio Craxi lontano dalla patria come simbolo dell'esilio della politica in questa Seconda Repubblica che si avvia a tramontare. Di una politica maiuscola si sente crescere l'urgenza…

 
 
Per anni, le volte che mi capitava di passare davanti l'Hotel Raphaël, una strana inquietudine mi agitava la coscienza…

 
 
La cosa più bella: dare voce alle ragioni dell'avversario. Fare i conti - da uomo della sinistra cosiddetta massimalista - con i nostri torti e con le sue ragioni.

 
 
L'emozione nel sentire Roberto gridare, con rabbia mista a commozione, la battuta che chiude la tragedia: «Evviva il socialismo, evviva l'Italia!».

 
 
Quello che più m'impressionò, nello studiare i filmati degli anni di Hammamet, fu la lucidità analitica di Craxi. Una lucidità perfino profetica che gli derivava dal suo essere l'ultimo grande figlio della sinistra novecentesca. Quella che guardava al passato per saper leggere il presente e provare a progettare il futuro. Alla nostra epoca certa di vivere un eterno oggi, indifferente a qualsiasi prospettiva storica, Craxi ha ancora qualcosa da dire…

 

 

 

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