L'ORA DEL SILENZIO

 

 

  

 

 

Il Solidale - 18 maggio 2020

 

Prima venne lo stupore.
Un giorno del 2011 scoprimmo dalla televisione che, nella nostra Mineo, sarebbe nato il più grande centro d’accoglienza per richiedenti asilo d’Europa. Una prospettiva inquietante quella di accogliere migliaia di migranti in un piccolo paese in via di spopolamento, piegato da una drammatica crisi economica. Con il sindaco e con un gruppo di amici intellettuali scrivemmo una lettera aperta al governo, proponendo di coniugare «solidarietà e buon senso» ovvero di accogliere soltanto un centinaio di migranti, onde evitare il rischio di una bomba sociale. Il governo ignorò la nostra istanza ed ecco il CARA di Mineo.
Tra paura ed entusiasmo centinaia di concittadini si rimboccarono le maniche, diventarono operatori sociali e si misurarono con la sfida dell’accoglienza.
Mineo è da sempre la capitale letteraria del calatino e, per dare alla bomba sociale una risposta culturale, fu fondato il Teatro Mediterraneo. Un teatro delle identità, di quella siciliana e delle identità dei popoli mediterranei, che in breve tempo conquistò importanti riconoscimenti nazionali e l’attenzione della stampa europea. Professionisti del teatro, cittadini e migranti in scena insieme per scoprirci diversi e uguali.
Grazie al lavoro sociale e culturale di tanti, la diffidenza dei meneni verso i migranti lentamente si dissolse. E fu il successo del modello Mineo, lodato come esempio di eccellenza.
Poi venne il clamore.
Un giorno del 2014 partì un’indagine giudiziaria per accertare abusi nella gestione manageriale del CARA. La stampa nazionale sollevò il polverone e trasformò una sacrosanta inchiesta giudiziaria in uno “scandalo”, scrivendo un’altra pagina della tragedia mediatico-giudiziaria italiana.
E venne l’odio.
Vennero l’odio, le urla scomposte, la gogna senza l’onere della prova, la guerra fratricida: una parte contro una parte, tutti contro tutti. Chi per tornaconto, chi per livore, chi per paura: tutti contro tutti alla rinfusa.
E fu l’orrore.
Infine, un giorno del 2019, il governo sentenziò che il CARA di Mineo non serviva più, che la politica dell’accoglienza era sbagliata. Il più grande centro d’accoglienza per richiedenti asilo d’Europa fu chiuso, lasciando alla comunità locale macerie sociali da smaltire e il nome di Mineo sepolto nel fango.
Ora è l’ora del silenzio. L’ora di altre più terribili macerie. L’ora dello sconforto e della speranza.

 

 

 

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