CHI L'HA VISTO, CAPRONI E IL FASCINO DA PRIMA REPUBBLICA TELEVISIVA 

 

 

 

 

 

Huffington Post - 18 settembre 2021

 

Come ogni anno su Rai Tre ritorna Chi l’ha visto? Il programma deve la sua longevità a una formula elementare ma valida, nonché alla sua inesorabilità: dalla prima edizione condotta da Donatella Raffai e da Paolo Guzzanti con compostezza giornalistica, all’odierno garbo volitivo di Federica Sciarelli, per noi telespettatori la costanza di Chi l’ha visto? risulta rassicurante. Oltre al fascino giallo della ricerca delle persone scomparse, oltre al fascino documentario delle testimonianze umane proposte, il programma ha un certo fascino da prima repubblica televisiva.
Devo a Chi l’ha visto? la mia scoperta adolescenziale della poesia di Giorgio Caproni. In quella puntata si ricercava un professore scomparso senza motivo apparente e venne intervistato un suo amico che recitò enigmaticamente questi enigmatici versi: «Se non dovessi tornare, / sappiate che non sono mai / partito. / Il mio viaggiare /èstato tutto un restare / qua, dove non fui mai» (avrei poi scoperto il titolo della poesia, ovvero Biglietto lasciato prima di non andar via).
Le poesie di Caproni cercano una risposta metafisica alla stessa domanda della trasmissione di Rai Tre: chi l’ha visto? Come la Sciarelli il poeta livornese cammina sul filo che separa e congiunge quotidianità e inquietudine, realtà e mistero: «Tutti i luoghi che ho visto, / che ho visitato, / ora so - ne son certo: / non ci sono mai stato».
Nei versi di Caproni l’inquietudine esistenziale si presenta teatralizzata. Il poeta maschera la sua morbosa sensibilità murandola in un preziosismo ritmico da manuale: «Mia mano, fatti piuma: / fatti vela; e leggera / muovendoti sulla tastiera, / sii cauta. E bada, prima / di fermare la rima, / che stai scrivendo d’una / che fu viva e fu vera». I poeti italiani che oggi non seguono il sentiero del paroliberismo ma anelano a forme chiuse, trovano in Caproni un faro costantemente acceso.
Ripensando a quella remota illuminazione poetica nella trasmissione Chi l’ha visto?, mi appare una testimonianza minima ma significativa della necessità dell’arte di Giorgio Caproni: non che la poesia debba per forza essere televisivamente fruibile, ma tra le sue numerose funzioni c’è quella di aiutarci a interrogare la realtà («Sii magra e sii poesia / se vuoi essere vita»). Anche in un programma televisivo genuinamente popolare.

 

 

 

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