DINO RISI OSSIA COME DALLE MALINCONIE AUTUNNALI NASCE L'ISPIRAZIONE

 

 

 

 

 

Huffington Post - 13 novembre 2021

 

Per il poeta Thomas Stearns Eliot aprile è il mese più crudele, perché mischia memoria e desiderio, perché con la pioggia primaverile risveglia le radici spente, ma anche novembre non scherza: l’estate è ormai un ricordo e le gioie natalizie sono troppo lontane. Eppure ci sono artisti che dalle malinconie autunnali sanno trarre ispirazione, Dino Risi per esempio.
Dopo avere realizzato Una vita difficileIl sorpassoI mostri, tre dei migliori film italiani degli anni sessanta (stagione estiva del nostro cinema), tra gli anni settanta e gli ottanta Risi oltrepassa la commedia all’italiana firmando quattro straordinarie opere autunnali: Profumo di donnaAnima persaLa stanza del vescovoFantasma d’amore. Si tratta di film che galleggiano sulla malinconia con leggerezza, film fatti di suggestive sospensioni, impreviste accelerazioni, segreti non svelabili. Film conturbanti, congegni narrativi carichi di una tensione che non cerca e non trova punti di distensione.
Con rapide pennellate Risi delinea i contesti ambientali e sociali in cui i personaggi agiscono o sono agiti, guidando gli attori con rara sapienza. In Profumo di donna e Anima persa Vittorio Gassman giganteggia, trasvolando disinvoltamente dal gigionismo al disagio psichico. La stanza del vescovo ci regala una Ornella Muti misteriosissima e un Ugo Tognazzi umbratile, infantile, torbido, che si specchia negli strani riflessi del Lago Maggiore alla ricerca di una impossibile via di fuga.
I film autunnali di Dino Risi portano sullo schermo opere narrative di Giovanni Arpino (Profumo di donna deriva dal romanzo Il buio e il mieleAnima persa da Un’anima persa), Piero Chiara (La stanza del vescovo), Mino Milani (Fantasma d’amore). A livello di atmosfere queste pellicole hanno una qualche affinità con le tarde opere di Luchino Visconti (Morte a VeneziaGruppo di famiglia in un internoL’innocente), ma risultano meno letterarie. Sono quattro esempi di cinema purissimo, quattro lezioni di economia espressiva in cui la regia ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo.
In una deliziosa poesia della raccolta Autunnale barocco, Angelo Maria Ripellino scrive: «Estate, cantante grancassa / con qualche flauto sperduto. / Estate, collosa melassa, / a cui hai tolto il saluto». Rispetto alla grancassa di certi autori calligrafici e ridondanti (per non fare nomi: Bernardo Bertolucci), quanto mi suona più seducente il flauto di Dino Risi.

 

 

 

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