L'ORO DI SAN BERILLO
Ridotto - Settembre / Dicembre 2025
L’oro di San Berillo. Dramma in due atti di Domenico Trischitta ha finalmente avuto il suo battesimo scenico. Il testo venne pubblicato nel 2015 da Algra Editore, impreziosito dalla
prefazione del compianto Pippo Baudo e dalle splendide fotografie in bianco e nero di Giuseppe Leone. Vale dunque la pena riprendere in mano quelle pagine.
Scritto venti anni fa su suggerimento di Baudo (all’epoca presidente del Teatro Stabile di Catania) che era rimasto folgorato dai racconti orali del padre di Trischitta che il figlio aveva
appuntato, il dramma non venne infine prodotto. Ha debuttato lo scorso 5 settembre - con l’adattamento drammaturgico e con la regia di Gisella Calì, avendo per protagonista Cosimo Coltraro -
nelle strade del quartiere catanese in cui le vicende sono ambientate.
Così l’autore presenta la propria opera: «Il quartiere di San Berillo come metafora. Nell’arco di sessant’anni si consuma la tragedia esistenziale di una comunità di catanesi che ha scelto
come filosofia di vita l’arte di arrangiarsi. Prima i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, poi lo sventramento urbano alla fine degli anni Cinquanta, hanno fatto di questo
disordinato agglomerato di case, situato nel cuore del centro storico della città, “un’anima purgatoriale” alla ricerca della propria identità». Il quartiere venne smantellato in nome di una
modernizzazione rimasta incompiuta, sicché le sue degradate rovine - tra prostitute, transessuali e gatti randagi - restano ancora oggi visibili nel centro della città come una specie di
rimorso urbanistico. Un rimorso di cui Trischitta si fa accorato cantore.
Il dramma, scritto in un sapidissimo dialetto catanese, è una ininterrotta azione scenica con una cadenza ritmica indiavolata da cinema comico muto: i ricordi di Don Saro, il protagonista
narrante (che nella realtà era il padre dell’autore), si susseguono e quasi si accavallano tra di loro per denunciare l’arroganza del potere e per celebrare la sfrenata vitalità degli
abitanti del vecchio quartiere, successivamente deportati nelle nuove periferie.
Come già nei romanzi e nelle sue altre prove drammaturgiche (Bellini a Puteaux sulla morte del grande compositore ottocentesco, lo splendido dramma Sabbie mobili dedicato
alla sfortunata attrice Daniela Rocca), Domenico Trischitta si conferma il poeta dell’anima catanese più oscura e più profonda.
massimiliano perrotta