RICORDO DI MARICLA BOGGIO

 

 

 

 

 

Ridotto - Maggio / Settembre 2026

 

Cara Maricla,

mi avevi chiesto di rievocare, per la rivista Ridotto, l’occasione del nostro incontro. Non c’è stato tempo, purtroppo. Non c’è mai abbastanza tempo, in questo tempo centrifugato dove troppe sono le cose da seguire e da inseguire. Ma il tempo per coltivare la nostra amicizia, fortunatamente, c’è stato.

Quella lontana mattina del 5 ottobre 2011, a Palazzo Chigi, ero onorato di ricevere il Premio Giacomo Matteotti assegnato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; ero onorato che a consegnarlo fosse un politico di rango come Gianni Letta; ero onorato di condividere il premio ex aequo con te. Il premio ti era stato assegnato per il dramma La Merlin, in cui celebravi la prima donna italiana – come te socialista - eletta al Senato della Repubblica, promotrice della legge che nel 1958 portò all’abolizione delle case di tolleranza. 

Nel 2011 io mi stavo appena acclimatando nel mondo teatrale, mentre tu, decana dei drammaturghi italiani, ne custodivi le chiavi: rispettata – e un po’ temuta – da tutti. Rispettata per il talento, per la genuinità della tua passione civile, per la coerenza di un’opera vasta e scrupolosa che ha portato in scena mezzo secolo di storia nazionale (con puntate nel passato anteriore); temuta per la tua autorevolezza.

E invece di persona eri sì severa, ma con un tratto affabile e generoso: mi mettesti subito a mio agio e ne nacque uno stimolante dialogo intellettuale protrattosi nel tempo, con una sola burrasca e tanto reciproco affetto. Eri anche una critica drammatica di grande acutezza. I tuoi giudizi sui miei spettacoli o sui miei libri erano da me sempre attesi, e tenuti in alta considerazione, perché improntati a una superiore imparzialità estetica, a cui l’amicizia non faceva velo. Inoltre, caratteristica non scontata tra noi critici, sapevi valutare e apprezzare anche le opere che non collimavano con il tuo orizzonte artistico. Più di tutto era ammirevole la tua curiosità verso ogni cosa nuova e verso noi teatranti più giovani. Fino alla fine. Una tua lezione che devo ricordare di non dimenticare.

 

 

 

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