LA VITA NON E' UN FILM

 

Diario di un aspirante regista

 

di Fabio Del Greco

 

introduzione di Massimiliano Perrotta

 

 

Ilmiolibro - 2015

 

112 pagine - 15 euro

Isbn 9788892307063

 

Il volume contiene l'introduzione

 

Non si può essere seri che a diciassette anni

 

I film di Fabio Del Greco costituiscono una sorta di autobiografia malinconica di questi anni grigi. La vita non è un film, il suo diario intimo, ne rappresenta il corrispettivo letterario. In lui, infatti, tutto si tiene, tutto torna: arte e vita, cinema e letteratura…
Questo libro racconta le avventure di un ragazzo di provincia con il sogno di entrare nella città del cinema. Un sogno tipico della sua generazione: nella parte finale del secolo scorso legioni di giovanissimi si riversarono a Roma attirati dal miraggio del successo. Rispetto ai suoi compagni di ventura Fabio Del Greco aveva però un problema: lui artista lo era sul serio. Lui non inseguiva il successo, ma l'espressione estetica del suo mondo interiore. Ecco dunque dipanarsi una lunga serie di peripezie, incontri, innamoramenti, disillusioni che fanno di questo diario intimo un vero e proprio racconto di formazione.
Quando arriva a Roma Fabio Del Greco ignora il suo destino, non sa ancora di essere un regista «indipendente». Non ha ancora visto i film di Franco Piavoli, ama i kolossal d'autore di Federico Fellini e Martin Scorsese. Non sarà dilettevole scoprire piano piano quanta parte di verità contenga il paradosso di Mario Monicelli per cui il cinema è un'attrazione da baraccone… A Fabio Del Greco, infatti, solo indipendentemente sarà possibile realizzare il suo cinema di poesia.
Una vita migliore, il primo lungometraggio, a livello narrativo è un film impressionistico nel quale la storia conta fino a un certo punto: centrale è lui, il suo personaggio. Fabio Del Greco non è un attore in senso proprio: è un novello Ninetto, un Buster Keaton contemporaneo, una maschera del disagio di vivere in un «mondo folle». La sottile malinconia che ne vela lo sguardo è adolescenziale. Non dell'adolescenza fighetta raccontata dai telefilm alla moda, ma di quella pensosa e un poco scontrosa che vede il mondo adulto come una trappola. Del resto, con buona pace di Arthur Rimbaud, una società così permette di essere seri davvero solo a diciassette anni.

 

 

 

 

 

 

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